Il cancro della prostata è uno dei tumori più diffusi nella popolazione maschile e rappresenta circa il 20 per cento di tutti i tumori diagnosticati nell’uomo: le stime, relative all’anno 2018, parlano di 34.800 nuovi casi l’anno in Italia, ma il rischio che la malattia abbia un esito infausto è basso, soprattutto se si interviene in tempo: per cui è  necessaria una diagnosi precoce.

Lo dimostrano anche i dati relativi al numero di persone ancora vive dopo cinque anni dalla diagnosi (in media il 91 per cento), una percentuale tra le più alte in caso di tumore, soprattutto se si tiene conto dell’avanzata età media dei pazienti e quindi delle altre possibili cause di morte. Stando ai dati più recenti, circa un uomo su 8 nel nostro Paese ha probabilità di ammalarsi di tumore della prostata nel corso della vita.

Uno dei principali fattori di rischio per il tumore della prostata è l’età: le possibilità di ammalarsi sono molto scarse prima dei 40 anni, ma aumentano sensibilmente dopo i 50 anni e circa due tumori su tre sono diagnosticati in persone con più di 65 anni. I ricercatori hanno dimostrato che circa il 70 per cento degli uomini oltre gli 80 anni ha un tumore della prostata, anche se nella maggior parte dei casi la malattia non dà segni di sé e viene trovata solo in caso di autopsia dopo la morte. Non esiste una prevenzione primaria specifica per il tumore della prostata anche se sono note alcune utili regole comportamentali che si possono seguire facilmente nella vita di tutti i giorni: aumentare il consumo di frutta, verdura, cereali integrali e ridurre quello di carne rossa, soprattutto se grassa o troppo cotta e di cibi ricchi di grassi saturi.

È buona regola, inoltre, mantenere il peso nella norma e tenersi in forma facendo attività fisica: è sufficiente mezz’ora al giorno, anche solo di camminata a passo sostenuto.

La prevenzione secondaria consiste nel rivolgersi al medico ed eventualmente nel sottoporsi ogni anno a una visita urologica, se si ha familiarità per la malattia o se sono presenti fastidi urinari. Oggi sono disponibili molti tipi di trattamento per il tumore della prostata ciascuno dei quali presenta benefici ed effetti collaterali specifici. Solo un’attenta analisi delle caratteristiche del paziente (età, aspettativa di vita…) e della malattia (basso, intermedio o alto rischio) permetterà allo specialista urologo di consigliare la strategia più adatta e personalizzata e di concordare la terapia che sarà tanto più efficace quanto precoce è  la diagnosi. Questo rende necessario un programma di diagnosi precoce tumorale a cui è  rivolta la ricerca scientifica urologica negli ultimi anni.

Nel corso dell’ultimo quinquennio la Risonanza Magnetica Multiparamaterica (mpMRI) della prostata (eseguita anche con bobina endorettale) ha dimostrato di essere una metodica estremamente accurata nell’evidenziare la presenza di tumore della prostata. Il valore della risonanza risiede proprio nella sua capacità di identificare soprattutto quei tumori della prostata potenzialmente pericolosi per la vita del paziente. Al contratrio,i tumori che la mpMRI non riesce ad identificare sono generalmente di bassa aggressività (ovvero clinicamente insignificanti o indolenti) e non dannosi per la vita del paziente. L’attuale tendenza, infatti, e di non procedere con l’esecuzione della biopsia in caso di negatività della mpMRI dato che il potere predittivo negativo di questa metodica è vicino al 95%.
La biopsia prostatica fusion è una recentissima procedura Eco-RM che utilizza algoritmi e strumenti hardware per “fondere” le immagini ottenute dalla Risonanza Magnetica all’ecografia transrettale.

La metodologia fusion garantisce una maggiore precisione della biopsia classica. Quest’ultima, infatti, presenta una percentuale non trascurabile di falsi negativi, ossia di biopsie che non mostrano evidenza del tumore che invece è presente nella ghiandola. La procedura prevede alcuni passaggi: in primo luogo si effettua un incorniciamento della ghiandola, attraverso le immagini della risonanza; successivamente si evidenziano le lesioni meritevoli di approfondimento bioptico. Si procede, quindi, a contornare anche le immagini ecografiche acquisite dall’operatore con la sonda transrettale, che il software va ad elaborare in scala tridimensionale. A questo punto avviene la fusione vera e propria delle immagini processate in risonanza magnetica e in ecografia. L’operatore, quindi, osserva su uno schermo la struttura tridimensionale della ghiandola, con le zone sospette in evidenza, per compararle su un altro schermo con le immagini ecografiche in tempo reale
Ad oggi è possibile eseguire delle biopsie mirate alle aree prostatiche sospette per tumore individuate alla risonanza  mediante una metodica di fusione dell’immagine ecografica e dell’immagine di risonanza magnetica (biopsie prostatiche con tecnica fusion). Durante l’esecuzione l’immagine ecografica, rilevata con sonda endorettale, viene sovrapposta all’immagine della risonanza magnetica consentendo l’identificazione dell’area sospetta ed il prelievo bioptico della stessa.

I grandi vantaggi  di una biopsia con rmn sono:
-Maggiore sensibilità nell’identificare tumori prostatici clinicamente significativi (“maggiormente aggressivi”)
-Riduzione della diagnosi di tumori clinicamente non significativi (“meno aggressivi”)
-Ridurre il trattamento di neoplasie che non rappresentano un pericolo di vita per il paziente limitando quindi il numero di interventi chirurgici
-Riservare sempre più il trattamento chirurgico ai soli pazienti con diagnosi di tumore prostatico clinicamente significativo.

All’ospedale di Domodossola e’ stata posizionata la strumentazione previa risonanza magnetica con possibilità di eseguire esami prostatici.

L’acquisto della strumentazione per eseguire la biopsia fusion presso la soc di urologia (spesa prevista 40.000 euro) permetterà l’esecuzione di tali esami ai cittadini del VCO permettendo un miglioramento della diagnosi e cura del tumore.

La Fondazione si impegna a integrare con 0,50 € ogni euro donato al progetto, fino a un max di 10.000 €.